mercoledì 20 aprile 2016

Presentazione: Indelebile di Julia B. Williams


Buon pomeriggio, lettori. Oggi nuova presentazione: parliamo di un romanzo uscito da poco, che promette molto bene.

Titolo: Indelebile

Autore: Julia B. Williams

Genere: contemporary romance

Data pubblicazione: 18 aprile 2016

Editore: self published

Sinossi: Minerva è una ragazza davvero singolare: vive a Genova da poco più di un anno, si mantiene lavorando come tatuatrice, si nutre di esperienze adrenaliniche e rifugge ogni tipo di coinvolgimento emotivo, godendosi il solo piacere fisico. Lara, sua migliore amica e coinquilina, teme che l’isolamento forzato la trasformi nell’ombra di se stessa perciò le propone di tornare a Panarea, l’isola della sua infanzia, l’isola in cui è stata felice. È la seconda estate che Alessandro trascorre a Panarea: il divertimento non manca, le ragazze fanno la fila elemosinando le sue attenzioni e il gruppo di amici con il quale trascorre la maggior parte del tempo è perfetto, o quasi. Che cosa potrebbe volere di più? Tutto cambia quando i loro destini si scontrano. Minerva è sconvolta dall’attrazione che sente nascere nei confronti di uno sconosciuto, e Alessandro è stranamente affascinato da una delle ragazze più ostili e indomabili che abbia mai incontrato. Ma che cosa nasconderà? Non si può fuggire per sempre, soprattutto su un’isola così piccola. Un racconto in cui passione e sentimento si rincorrono senza sosta. Un romanzo che insegna a credere nelle seconde occasioni e a sperare nel futuro. Una storia indelebile.




Estratti:


«E se io e te andassimo a bere una cosa da un’altra parte? C’è troppa folla qui…»
Mi inchiodò con quei penetranti occhi felini, che sembravano voler sondare i recessi più profondi della mia anima, e sollevò gli angoli della bocca che aveva aveva dipinto di un acceso color rubino.
«Non sai in che guaio ti stai cacciando…» Alzò il braccio al quale ero ancora attaccato contorcendo il polso e liberandolo. Con i polpastrelli tracciò una linea decisa dalla punta delle mie dita fino al centro del palmo, iniziò a massaggiarmi con lentezza e pensai che quel gesto fosse un invito esplicito ad approfondire la nostra conoscenza.
«Minerva, andiamo da un’altra parte…»
Spinse a fondo con il pollice, premendo l’unghia che disegnò una mezza luna sulla carne. Il mio corpo si stava svegliando e se non avesse smesso avrei dovuto immergermi in acqua congelata per raffreddare i miei bollenti spiriti. Piegò la testa di lato facendo scivolare i lunghi capelli rossi, la carezza di quelle ciocche lisce mi provocò un brivido e, quando si portò il medio alle labbra, dalla gola mi uscì un cupo brontolio di protesta. La sua lingua saettò saggiando il gusto della mia pelle, su e giù, mentre continuava a fissarmi attraverso il velo delle folte ciglia, che rendevano la sua espressione intensa e piena di sottintesi. 
Tirò fuori i denti bianchi e regolari mordicchiando il polpastrello, sino a far scomparire il dito nella sua bocca; la lingua vi passava intorno stimolando le terminazioni sensibili, di tanto in tanto succhiava mimando un rapporto orale. Ero senza parole, se non si fosse fermata l’avrei sbattuta nell’angolo più vicino e l’avrei fatta mia. Nessun romanticismo, nessun preliminare, soltanto l’esternazione fisica di quanto la volessi. 
«Cazzo! Andiamo via, subito!»
Un ultimo risucchio e si staccò, aveva le labbra umide e gonfie, le pupille dilatate e il respiro un po’ affannato.
«Vatti a fare una doccia, mi sembri accaldato…» Il suono che la scosse fu la cosa più eccitante che avessi mai udito: una risata profonda, argentina, simile a un canto. 
Soffiò un bacio nella mia direzione, raccolse la lunga gonna colorata e scomparve oltre l’entrata del bar. 

*** 

Dovevano essere trascorsi due minuti, i polmoni bruciavano e stavo per riemergere quando mi sentii afferrare per le ascelle e tirare fuori di peso. Inspirai una profonda boccata di ossigeno, i capelli appiccicati al volto mentre venivo trascinata sulla riva e cadevo addosso a qualcosa di alto e duro. Ero sconvolta e impreparata, iniziai a farneticare sputacchiando acqua salmastra e tentando di districare il mantello umido che mi copriva la faccia e mi impediva di vedere chi mi avesse aggredita. Con l’avambraccio mi stringeva il petto, ma non fu in grado di mantenere la presa a lungo dato che la mia epidermide era viscida come quella di un’anguilla. Sgusciai via senza fiato e con la pressione sanguigna elevata al massimo. Rotolai nella sabbia per allontanarmi il più possibile, la paura mi serrava le viscere. 

«Che cosa diavolo volevi fare?» 

Mi irrigidii quando la mente registrò la nota familiare della voce, tirai indietro i capelli per fissare gli occhi del maschio riverso al suolo e fradicio fino alla cintola. Alessandro ansimava sostenendosi a terra con i gomiti, aveva i lineamenti tirati e gli occhi strabuzzati. Spalancai la bocca, stravolta, cercando di calmarmi. 

«Io…io…» Balbettai rendendomi conto solo in quel momento che ero completamente nuda e lui si stava facendo una chiara idea di come fossi senza vesti. Se la luce fosse stata poco più intensa si sarebbe accorto che ero rossa come un pompelmo maturo. 





*** 

Era ancora semi nuda e la vista della sua figura scoperta non mi provocava alcunché se non una profonda tristezza. Da sempre disprezzavo quel genere di comportamento, soprattutto se ad averlo era una donna. Consapevole di quanto avevo detto, smise di lottare, si arrese. Mi permise di vestirla, la trattai con dolcezza e fui attento a non sfiorarla in punti sensibili. Studiandola in viso mi accorsi che grosse lacrime di cristallo le bagnavano le guance, disegnando scie sporche di trucco sulla sua pelle liscia. 

«Volevo dimenticare, è tutto così reale, i ricordi sono sempre con me…» Il petto era scosso da violenti singhiozzi. In un primo momento non seppi cosa fare. La rabbia evaporò velocemente, così come era nata, e le accarezzai i capelli arruffati raccogliendo il pianto sui polpastrelli. 

«Non è questo il modo, Minerva… dovresti saperlo…» 

Iniziò a piangere più forte e seppellì il naso nella curva della mia spalla. «È l’unico modo che conosco.» 



*** 

Tentennai, avevo previsto di dover far valere le mie idee e invece aveva concluso accordandomi la ragione. Ancora al centro della terrazza, ancora immersi tra la folla che si agitava, ancora assordati dalla musica, ancora troppo distanti, compresi la verità: avrei potuto vivere di quello sguardo, avrei potuto nutrirmi di quel profumo, avrei potuto camminare seguendo quei passi, avrei potuto amare Alessandro e forse, una minuscola briciola del mio cuore, era già sua. Trattenni il fiato sconvolta, l’impressione che lo spazio si stesse restringendo mi obbligò a chiudere gli occhi; il pavimento non era più una superficie immobile, aveva iniziato a dondolare. 

«Minerva?» 

Successe tutto così in fretta da farmi credere che stessi immaginando la scena: le gambe che si piegavano, i quadrati in cotto che si avvicinavano, la sensazione di aver perso le forze e star annegando in qualcosa di avvolgente che mi cullava in modo lento e confortante; le sue mani che mi riportavano alla realtà impedendomi di sbattere al suolo, la trazione dei muscoli mentre mi stringeva al petto, sostenendomi protettivo. 

«Ehi! Minerva!» La sfumatura terrorizzata nella sua voce mi costrinse a rannicchiarmi su me stessa, alla ricerca di un rifugio sicuro dove nascondermi. Era finita. Io ero finita. 


*** 

Mi masturbò in modo lento e la necessità di trovare il piacere tra le sue pieghe calde aumentò esponenzialmente: ero preda del suo tocco esperto. Liberai la mano destra, sulla quale rimase la percezione della sua pelle giovane, e la avvicinai al perizoma, un semplice triangolo che avrei potuto strappare senza sforzo. Prima di spostare i bordi di pizzo e avere accesso alla parte più profonda di lei, indugiai sul monte di Venere, solleticando piano il punto di congiunzione tra le grandi labbra.
«Ale… ti prego…» Rallentò il ritmo, i movimenti divennero scomposti e meno fluidi: ogni volta che arrivavamo al punto di non ritorno perdeva la testa e si lasciava guidare da me. 
Feci come chiedeva, stanco di tutti quei preliminari. Afferrai il pene e lei fece leva sulle punte dei piedi per farmi accedere con facilità: l’angolazione era perfetta e quando il glande accarezzò l’apertura umida affondai con un unico, vorace colpo. Erika gemette e io attesi immobile che la sua carne si adattasse alla mia carne.
«Ora muoviti per me…» Parlai in modo dolce ma autorevole. 

*** 

Gli squali erano animali bellissimi dovevo ammetterlo. Mentre ci raggiungevano non potei fare a meno di studiarne le linee armoniche: il muso rotondo, la pinna dorsale, la coda che fungeva da timone. Da sempre erano associati all’idea di morte, ma da un punto di vista artistico erano esemplari perfetti. Si erano uniformati all’ambiente che li circondava, adattandosi ai cambiamenti e trasformandosi in immortali macchine da guerra. Erano talmente vicini che potei distinguere la doppia chiostra di denti che ornava l’interno delle fauci. Fui scossa da una contrazione nervosa e le mani si aggrapparono all’unica cosa solida che avevo a portata: le dita si fusero alla sbarra in ferro brunito mentre digrignavo i denti rimanendo senza aria. Ero convinta che mi stessero fissando. Sei paia di occhi erano concentrate su di me nell’attesa che facessi una mossa falsa e gli dessi il pretesto di divorarmi come una bistecca succulenta. Il tempo si cristallizzò.
Ci girarono intorno obbligandomi a voltare la testa per tenerli sotto controllo. Erano curiosi o stavano soltanto giudicando il pasto del giorno? Quando credetti che quella tortura non sarebbe mai finita, Krizia mi toccò facendomi sussultare e sbattere contro la gabbia. Il rumore insolito li eccitò e per poco non rimasi soffocata, nel tentativo di rimangiarmi un urlo, quando uno di loro premette il naso contro di me. A dividerci c’erano soltanto quelle quattro aste che avrebbe potuto utilizzare come stuzzicadenti. 
Stavo per morire, era giunta la mia ora, mi stavo specchiando nel mio destino. Per un secondo accettai l’idea di andarmene in quel modo e, incredibilmente, non ebbi paura. Purtroppo l’istinto di sopravvivenza fu più forte e non mi permise di indugiare in simili pensieri. Mi accorsi che la mia compagna di avventure mi stava stritolando il polso per spingermi a seguirla, ero pronta a raggiungerla ma uno scossone alla struttura di protezione ci separò. Ero sola.



BIOGRAFIA

Giulia Battocchio, in arte Julia B.Williams, trentenne originaria di Roma, vive a Nettuno, un piccolo comune vicino al mare. Ama la pittura, il disegno artistico, la fotografia, il cucito, lo spirito di avventura e la lettura.
La scrittura è per lei l’unica forma artistica capace di farle vivere, anche se per pochi istanti, una realtà parallela. Le sue idee scorrono veloci, ispirate da una creatività impulsiva. Il silenzio è il suo inseparabile compagno.

Come diceva Francis de Croisset, “La lettura è il viaggio di chi non può prendere un treno.”



DELLA STESSA AUTRICE

Frammento di noi

Frammento di te

Frammenti di loro



PER INFO E CONTATTI

nimerya@hotmail.it



















Nessun commento:

Posta un commento