venerdì 7 ottobre 2016

Recensione "Sei ore e ventitré minuti - Domitilla Shaula Di Pietro"

Buona sera, gioie dello scrigno.
Oggi vi parlerò di una storia interessante, ma che, ahimè, non è riuscita a conquistarmi del tutto.
Si tratta del romanzo di Domitilla Shaula Di Pietro edito da Fanucci Editore.
Buona lettura...



Settembre, è notte nella campagna toscana.
Frida è irrequieta e ha voglia di camminare. Si sente sicura, conosce quei luoghi e non ha paura. Afferra uno scialle mentre il cellulare le sta squillando, non se ne accorge ed esce. Pochi passi, un rumore di foglie calpestate, e Frida viene afferrata da dietro, trascinata in un casolare, legata a un letto per sei ore e ventitré minuti. Se urla, l’ammazza, se non fa come dice lui, aumenta il dolore. L’unico modo per sopravvivere è isolare la mente e volare lontano dove non c’è traccia di tutto quel sangue... Cosa sarebbe successo se avesse risposto al telefono? Quale destino le avrebbe riservato il futuro? Avrebbe evitato l’orrore di quella notte che l’ha segnata per sempre?

Un romanzo che racconta il dolore fisico e la profanazione mentale, la morte del cuore e la sua resurrezione, ipotizzando anche un’altra vita, fatta di sogni e problemi quotidiani; perché non sempre quello che sembra destinato a essere più rassicurante, è ciò che ci rende più forti e profondi.
Perché bisogna avere il coraggio di denunciare, sempre.




Leggendo la sinossi di questo romanzo, ne sono rimasta subito affascinata. Adoro i thriller, soprattutto quando so che potrebbero accompagnare la mia lettura a tanto di suspance. Purtroppo leggendolo non ha catturato la mia totale attenzione più di tanto, ho riscontrato vari pro e contro. Ma andiamo per gradi…
Frida è una donna forte, ha un marito che la ama con tutto se stesso, due figli meravigliosi e anche il resto della sua famiglia non è da meno. Decide di prendersi una vacanza estiva con marito, bambini e la sua migliore amica, ed è proprio da lì che la sua vita cambierà radicalmente. Una vita che fino ad allora era perfetta verrà spazzata via in un niente, facendole desiderare di morire, anziché sopportare quel macigno che ormai si è posato sulla sua anima. E da allora si chiederà: cosa sarebbe successo se invece di uscire da sola di notte avesse sentito lo squillo del cellulare?

Ecco, da qui l’autrice inizia a narrare il tutto suddividendolo in due parti. Ovvero, quello che è successo e quello che sarebbe potuto accadere se gli eventi fossero andati diversamente. Questa è proprio una delle cose che non mi ha convinta, o meglio, che non sono riuscita a comprendere proprio del tutto. Non so, trovo un po’ inutile la seconda parte. A mio parere sarebbe bastato un semplice esempio. Comunque, proseguiamo...
Altra cosa, più importante, che non mi è andata molto giù è il fatto che il romanzo sia stato etichettato come “Thriller”, quando di questo genere ha ben poco. Precisamente giusto i capitoli iniziali, poi tutta la tensione che dovrebbe trasmettere un romanzo di questo tipo è andata a sfumarsi man mano. Il titolo è “Sei ore e ventitré minuti”, il tutto dovrebbe concentrarsi su questo tempo, e invece viene chiuso in poche, pochissime pagine. Senza ombra di dubbio avrei preferito qualcosa di più dettagliato, la cosa più interessante è stata descritta troppo frettolosamente.
Nulla da togliere all’autrice, la quale ha uno stile scorrevole, pulito e capace di tenerti legata alle pagine. Se solo non fosse stato presentato come thriller… Sì, sicuramente mi avrebbe preso maggiormente. Perché la storia in sé è abbastanza interessante, soprattutto se si pensa che è tratta da una vera. Anche per il fatto che si parla della forza che una donna può mostrare durante ogni situazione, e ci fa capire che nessuna mai dovrebbe avere paura di agire per paura di farsi del male. Perché il vero male che può procurare a se stessa è proprio quando si decide di starsene zitti senza muovere un dito e continuare a subire.
Ma naturalmente bisogna dar importanza anche all’etichetta che le è stata data, ed è per questo che le mie aspettative erano altre e sono state, in parte, deluse.

VOTO: 3 stelle su 5
Alla prossima, Arianna!

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