mercoledì 25 maggio 2016

Recensione: Le paure del cuore di Silvia Bortoli


Buon pomeriggio lettori. Oggi Erika ci parlerà dell'ultimo romanzo letto. Pronti a scoprirlo insieme?





Trama:

Anche per Giulia è arrivato il momento di spegnere trenta candeline. Gli anni passano ma è una donna ancora insicura, che vive lottando contro il senso di inadeguatezza che si porta dietro dai tempi della scuola. Ogni giorno deve tentare di convivere con se stessa, e con i suoi sentimenti per quel amore non corrisposto dai tempi adolescenziali. Fabio, suo coetaneo, è il classico figlio di papà a cui non manca nulla: bello, ricco e studente universitario fuori corso. All'apparenza sembrano due persone totalmente diverse, ma in realtà una cosa li accomuna: sanno indossare bene le loro maschere quando sono in mezzo alle persone. Giulia deve cercare di essere forte di fronte ai giudizi delle persone, oltre a fare i conti col suo cuore ogni volta che incontra Fabio. Fabio invece deve mantenere il suo status symbol: ha sempre avuto la reputazione del leader del gruppo e vuole mantenerla. Un viaggio a Santorini, una toccata e fuga a Parigi, e tante ripetizioni di economia avvolte nell'inconfondibile profumo di violetta, li porteranno a conoscersi meglio, con la speranza di potersi levare la maschera e mostrare loro stessi. Fabio dovrà cercare di andare oltre le apparenze e lottare con il passato, e Giulia dovrà vedersela con le sue continue paure Riusciranno ad essere il vero Fabio e la vera Giulia, e guardarsi per sempre con gli occhi del loro cuore?




Recensione:


Silvia ci racconta la storia di due giovani ragazzi, appena trentenni, Giulia e Fabio. Cresciuti insieme tra i banchi di scuola. Da una parte c’è Giulia che vede Fabio come il suo grande amore; dall’altra Fabio, invece, che pensa solo a divertirsi, e alla bella vita. Dopo anni, la migliore amica di Giulia, le organizza una festa con i vecchi compagni di scuola, per festeggiare i suoi 30 anni, tra loro c’è anche Fabio. 

I due si riavvicinano, inevitabilmente, e……… il resto è tutto da scoprire. 

Ho riscontrato nel libro molte parti interessanti, la storia ha buoni spunti, ma credo, forse colpa della prima esperienza, non le sia stato dato il giusto valore. Ho visto piccole lacune, con un uso delle parole molto scarno. Forse la cosa che rivedrei in assoluto, è l’utilizzo di una determinata parola per enfatizzare un’esclamazione, non faccio la bigotta, ma credo che il “troppo storpi” in certi casi, come in questo. 

Non voglio essere fraintesa nella mia recensione, il libro è bello, ma ci sono parti in cui bisogna ancora lavorarci, e chiaramente solo con l’esperienza e la consapevolezza nella scrittura, si può trovare, quindi Silvia, hai aperto solo una piccola porta, in un mondo un po’ contorto, questo è solo un piccolo passo per quello che sarà nel futuro. Continua così, senza demordere e perdere le speranze.


VOTO: 3 STELLE SU 5

5 commenti:

  1. De gustibus non est disputandum, per carità, ma ho avuto il piacere di leggere questo romanzo e la mia opinione è totalmente antitetica a quanto esposto sopra. Finalmente una storia i cui protagonisti non vengono delineati dalla fantasia ma si muovono in un contesto pragmatico e ordinario. Niente belloni, stangone vergini, uomini milionari repressi e dilaniati da traumi infantili. È un romanzo che si nutre del quotidiano e che riflette, in toto o in parte, fotografie del passato di ognuno di noi. Ciò che mi lascia interdetta quando ho il piacere di leggere qualsiasi documento scritto, è l'uso copioso dei puntini di sospensione e i neologismi. Ma l'oggetto de quo è la recensione pubblicata anziché il romanzo. Vorrei ricordare che, ogni volta che si abusa dei puntini di sospensione, un Treccani muore. Inoltre, per quanto mi sia sforzata di cercare i bacini costieri sottolineati dalla recensione ("lagune"), la mia ricerca è risultata vana e fallace. In parole povere, meglio un "cazzo" (di cui personalmente faccio un uso verbale spropositato, pur avendo un background classico) in più che una "lacuna" nel proprio vocabolario. Un caro saluto all'amica "virgola" e ai congiuntivi.

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    1. A mio parere, cara Olimpia, potevi risparmiarti questo giudizio sulla recensione. Anche perché credo che ognuno la pensi a modo proprio, c'è a chi può piacere un romanzo e a chi no. Quindi, risparmiatevi commenti che fanno acqua da tutte le parti e imparate a accettare tutto.

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  2. Anche se il momento storico spinge a supporre il contrario, l'ultima volta che ho controllato democrazia e libertá di parola vigevano ancora in questo Stato. Il vostro blog mette a disposizione uno strumento di democrazia diretta (tasto "rispondi) ed io ho semplicemente espresso la mia opinione in qualità di lettrice. Opinabile o meno, mi è sconosciuta la ragione per cui dovrei tacere o meramente accettare vizi di forma.Non ho sindacato sulla vostre considerazioni, di grazia. Ciò che mi lascia perplessa è la facilità con cui ci si erge a censori senza rispettare un italiano basico. Fine e forma dovrebbero soggiacere alla stessa regola. Rappresentate il simulacro di ciò che rappresenta informazione. L'informazione è cultura. Cerchiamo di rispettare i cardini fondamentali della nostra lingua e la consecutio temporum.Aldilá del libro in esame, di una recensione o di un articolo di giornale. E argomentate le vostre teorie anziché denigrare opinioni contrastanti.

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  3. Prima di tutto nessuno ha detto che non dovevi commentare, secondo ti ringrazio per aver fatto notare un errore. Sbagliamo tutti, l'importante è correggersi. La cosa che invece non mi piace e che mi permetto di criticare è il modo in cui tu esponi i tuoi pareri. Non abbiamo detto: Non leggete quel libro! Non ci permetteremo mai, ma siamo stati onesti, secondo il nostro punto di vista. Può piacere o meno, come ogni cosa della vita, ma la cosa fondamentale è saper, primo, accettare tutte le critiche, secondo dire le cose con educazione e rispetto. Io l'ho avuto, lo sto avendo con te e con l'autrice in questione.
    Ti auguro buona giornata!

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  4. Credo che stiamo combattendo contro i mulini a vento. Se esprimere un parere è mancare di rispetto a qualcuno, chiedo umilmente venia. O mi reco a Canossa. A me piace chiamare le cose con il loro nome. Senza ghirigori o prestazioni politically correct, peccando con comportamenti dissacranti.Ma la mia non è una arringa a favore dell'autrice in questione.Anzi, credo che il mio intervento possa persino averla danneggiata. Avrei affermato lo stesso pensiero se la recensione de quo fosse stata dedicata alla favola dei tre porcellini. Aggiungo un altro nome nel novero delle scuse. È ontologica la questione. Quando pubblicate qualsiasi cosa, persino la lista della spesa, mostrate competenze linguistiche. Aldilà del vostro pensiero. La storia può piacere o meno. Ci sta. È il vostro lavoro. Come il mio, del resto. Ma non si può fare un dono utilizzando carta riciclata. Ergo, dobbiamo (me inclusa nel computo) imparare a scrivere prima di scrivere. Non comprendo perché stiamo etichettando il mezzo come il fine. Ecco, tutto qui. Prometto di mordermi la lingua se e quando noterò errori nel registro dei vostri interventi. Buona giornata a tutte voi.

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