martedì 7 febbraio 2017

La rivincita del cuore di Nicole Lennek - Blog Tour 2° Tappa




Buon Martedì lettori! Oggi lo Scrigno è felice di ospitare la seconda tappa del nuovo romanzo di Nicole Lennek.

Pronti a leggerli insieme?



Titolo: La rivincita del cuore 
Autrice: Nicole Lennek 
Editore: Self Publishing 
Genere: Contemporary Romance 
Prezzo ebook: 1,20 
Uscita il 6 febbraio 2017










«Fatemi passare, sono… sono suo padre.»
Un urlo disperato, la rabbia, la paura, la sensazione dannatamente reale e mostruosamente irreale.
Roberto è un Ispettore di Polizia che ama aiutare gli altri: la sensazione di benessere che lo accompagna quando arresta un delinquente è il suo ossigeno. Ma questa volta è lui ad essere in difficoltà perché Sofia, la sua piccola principessa, era sparita e finalmente è stata ritrovata. È lì, distesa a terra, fredda, immobile. Quando il mostro colpisce, il dolore è disumano e tutto si sgretola: il suo mondo diventa un buco nero da cui non riesce a uscire, non senza aver arrestato il colpevole. Vendetta, verità, bugie: tutto cambia e i confini spariscono.
L'unica speranza di far luce sull'accaduto sarà affidarsi e fidarsi di Stefania: il nuovo capo, la donna di ghiaccio, la professionista inflessibile. Da subito tra loro sarò scontro aperto, in bilico tra ammirazione e diffidenza. Il cuore di Roberto si è fermato, quello di Stefania è racchiuso in una scatola d’acciaio; tra loro ci sono Lucia, Guido, Raffaele e Giovanni.
La rivincita del cuore non sarà una partita semplice da giocare, perché le tragedie possono unire o distruggere.
Un romanzo introspettivo, una storia di cambiamento, un libro sulla maturità dell'amore

ESTRATTI:





«E tu, Stefy? Tu quando ti deciderai a metter su famiglia?»
Stefania si fermò con la mano a mezz’aria, lo stomaco sobbalzò, il petto si strinse in una morsa, lo sguardo scivolò sul pancione di Monica. Non ci aveva mai pensato realmente fino a qualche mese prima. Da giovane aveva avuto qualche storia, ma il lavoro veniva prima di tutto; non amava la confusione quindi aveva avuto poche occasioni per conoscere qualcuno, e quando era successo non era mai riuscita a sciogliersi. A volte si chiedeva se il suo lavoro, se il suo passato, se vedere troppi morti, non l’avessero resa insensibile e immune all’amore.



Mentre parlava agli uomini, aveva osservato anche la moglie di Parisi, il Vice Ispettore Curto. Non riusciva a identificare quella donna, la trovava antipatica a pelle. Sul lavoro non c’era nulla da eccepire, nessun rimprovero, forse fumava troppo in servizio, ma anche molti altri. Era spesso al centralino del 113, era colei che doveva raccogliere eventuali segnalazioni ed era stata convocata con i colleghi.


Non aveva molti contatti con gli operatori del 113, prevalentemente parlava con il loro supervisore, ma spesso le era capitato di leggere rapporti sull’operato della donna. In un paio di occasioni l’aveva convocata e aveva percepito nettamente la rigidità, l’astio ricambiato: non c’era feeling tra loro. Sicuramente Lucia Curto si era legata al dito l'interrogatorio subito, ma non era solo quello. Lei sapeva, quella donna aveva capito che lei sapeva, sapeva tutto e di conseguenza era sempre sul chi va là, tesa, nervosa.




«Ha mai visto altra gente? Uomini, donne, bambini? Qualche amico?»
La donna scosse la testa.
«Nessuno. Non che io sappia tutto…»
Stefania si affrettò a risponderle.
«Certo, Signora. La ringraziamo.»
Poi guardò Roberto negli occhi e risero piano, mentre lui alzava le mani.
«Non è un’adorabile impicciona. No, no.»
All’improvviso sembravano soli: i loro sguardi, le loro menti allineate, gli stessi pensieri, la stessa leggerezza e la stessa consapevolezza. E Stefania percepì una strana sensazione, un’ondata di calore, una vibrazione che non aveva mai percepito.
Poi Roberto interruppe il contatto, tornando serio.
«Saliamo?»
L’istante era passato, Stefania se ne rese conto immediatamente. Annuì dando l’ordine di salire e procedere. Roberto era quasi sul pianerottolo, quando all’auricolare sentì la voce di Lucia.
«Hai trovato una compagnia allegra mi sembra. Eh, Rob?»
Lui si fermò, mentre i colleghi avanzavano insieme a Stefania fino al pianerottolo successivo.
«Lucy? Che cosa intendi?»
«Dico che mi sembrate molto… affiatati. Potresti andare in pattuglia con lei, non avevi detto che era solo una burocrate? Che cosa ci fa lì?»
Giovanni gli fece un cenno e lui chiese con la mano un minuto di pazienza. Si avvicinò a una finestra.
«Lucia, mi stai seriamente facendo una scenata di gelosia?»
La voce di Lucia all’auricolare era secca.
«Dovrei?»




Il tono calmo e pacato di Roberto, la pace che trasmetteva erano innegabili. Stefania lo osservò intensamente, per la prima volta notò alcuni particolari: la linea della mascella, l’orecchino non lo avrebbe mai pensato un tipo da orecchino la mano fasciata, la lieve smorfia di dolore mentre stringeva leggermente di più la donna. Si chiese quanto fosse dolore fisico e quanto morale. Avrebbe voluto sostituirsi alla donna? Stava immaginando di riabbracciare la sua Sofia? Quell’evento aveva sconvolto tutti in Questura, aveva cambiato gli equilibri, ma nessuno poteva immaginare davvero il suo calvario. Non era stato facile prendere la decisione di allontanare Roberto, ma l’aveva ritenuta l'idea migliore per tutti. Solo in quel momento si rese conto che l’Ispettore era un uomo, un bell’uomo.



Aveva sognato Favaro, le sue mani, i suoi occhi, i lividi sulla bambina. E il suo capo. Quella donna lo aveva stupito, avrebbe potuto metterlo in seria difficoltà, invece lo aveva sostenuto, senza dire una sola parola in più. La donna d’acciaio era stata corretta e amichevole. E poi c‘era stata quella condivisone: aveva percepito le sue sensazioni, i suoi sentimenti. Era stata un’onda emotiva amplificata da tutto ciò che era successo. Parlare di Sofia, riportare a galla ricordi mai dimenticati, farli emergere dal profondo in cui li aveva nascosti. Tremò appena e il rasoio sfuggì dalla sua mano e cadde a terra; si chinò a raccoglierlo e, quando si risollevò, vide lo spazzolino rosa, quello di Sofia.
Ricordi di lei che rideva con le guance paffute, mentre cercava di lavarsi i denti in piedi sul bidone. Non aveva mai avuto il coraggio di metterlo via. Lo strinse tra le dita mentre schegge impazzite, flashback dolorosi, gli si affacciavano davanti agli occhi. Deglutì e aprì il cassetto del mobiletto, vi infilò lo spazzolino e richiuse con un tonfo secco.


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