martedì 28 aprile 2015

Sette autrici in sette giorni: Silvia Stoyanova

Buon giorno a tutti!
Per chi ci segue su facebook, sa che abbiamo organizzato un evento per presentare sette autrici in sette giorni. Per chi non ci seguisse anche su facebook... beh, ora lo sa! Ma approfondiamo meglio questa nostra iniziativa.

In pratica abbiamo organizzato questo evento nel quale sette autrici, in sette giorni, si presenteranno e presenteranno le proprie opere. Verranno pubblicati estratti, cover, trame e immagini inerenti ai libri delle nostre autrici e il giorno dopo pubblicheremo il tutto sul nostro blog.

Questo è il link all'evento: https://www.facebook.com/events/360402537490165/

E ora partiamo con la prima autrice!

SILVIA STOYANOVA E LE SUE OPERE

Iniziamo subito con il conoscere questa giovane autrice:


Silvia Stoyanova nasce in Bulgaria il 22 Settembre del 1987 e si trasferisce in Italia, a Milano, nel 1994. Ha iniziato fondando e dirigendo per cinque anni un web magazine femminile riscuotendo un grande successo sui social. L'esperienza si è conclusa per cercare una crescita artistica e sperimentare cose nuove, da qui decide di dedicarsi alla scrittura. Questo romanzo nasce dal suo primo viaggio a New York di qualche anno fa. Ispirata dalla gente e i luoghi, ha deciso di trasformare quelle emozioni in parole nel nuovo “Una fidanzata in prestito”. Attualmente si dedicando ad altri due romanzi, uno dei quali è il sequel di “Una fidanzata in prestito” intitolato “Profondamente mio, estremamente tua”.

"Una fidanzata in prestito".

Il destino non scende a compromessi con nessuno e la vita ci travolge con la sua inspiegabile forza cambiandoci per sempre, in modo impercettibile ma costante. Finché non ci guardiamo indietro, rendendoci conto di quanta strada abbiamo fatto, dei nostri fallimenti e dei nostri successi.
Questa è la vita di Kim Stewart. Colma di fatti eccezionali come il lavoro dei suoi sogni, la sua carriera in continua crescita e i suoi strampalati ma grandiosi amici. Tutto si svolge, silenziosamente, in una magica Manhattan dove il termine “silenzioso” è solo uno status mentale creato per poter credere di avere un momento per sé stessi. E ciò non è facile quando si è sotto gli occhi dei media ogni giorno, come Kim.
Ma cosa accade quando il destino porta sulla sua strada l’uomo che potrebbe essere quello giusto? E cosa succede se, poi, lo stesso destino comincia a divertirsi mescolando le carte in tavola quando sembra che la vita abbia intrapreso una strada sicura, o se passato e presente si intrecciano in un groviglio di emozioni?
Kim scoprirà che l’unico modo per sopravvivere al tornado di avvenimenti che si sono abbattuti su di lei sarà quello di scendere a compromessi con sé stessa. Ma cosa bisogna fare quando il compromesso fatto rischia di pregiudicare l’obbiettivo che si vuole raggiungere?
Una storia d’amore ricca di sorprese e magia che stravolge una vita.



Estratti:

Dopo una breve telefonata, Dave la prende ancora per mano e si avvia verso il nulla. Un luogo che Kim non è in grado di immaginare. Sì, conosce la città come il palmo della sua mano, eppure indovinare in quale posto Dave la stesse ora trascinando è impossibile. Forse in qualche jazz bar pieno di uomini ricchi con odore di sigaro e signorine annoiate.
«Puoi camminare con quei trampoli che indossi ai piedi?»
«Caro signore, io so anche correre su queste opere d’arte che lei chiama, volgarmente, trampoli.»
«Ottimo, abbiamo una possibile candidata per la maratona» dice lui ridendo di gusto.
«Ma lei, piuttosto, che ci faceva in questo locale? Non credevo fosse il tipo che frequenta posti del genere. A quest’ora credevo dormisse fra lenzuola di seta oppure con qualche ricca figliola di famiglia s’intrattenesse a un raffinato pianobar.»
«Vero.»
«Quindi?» Kim ha la voce curiosa di una bambina.
Lui sorride, in silenzio, mentre camminano per le strade di Manhattan. Strade fantasma di una città che sa diventare spettrale quando lo desidera, rispecchiando l’anima di chi la vive.
Ogni vita è fatta di fantasmi. Alcuni sono cattivi e altri sono buoni. Alcuni possono vestire le sembianze di una cara amica e altri di un grande amore e, diciamocelo, Manhattan è colma di fantasmi che pullulano lungo i suoi grandi marciapiedi. Forse è questo uno dei motivi per cui viene chiamata “la città che non dorme mai”. Perché è invasa di cuori tormentati e irrequieti. Nessuno ne avverte la presenza ma chiunque ne conosce l’esistenza. Qualche volta basta passeggiare lungo una strada e imbattersi nel ricordo di un momento felice con chi si è amato e che ha preso vita lungo quella via. E lì, in quel preciso luogo e in quel preciso momento, lo avverti forte come un pugno nello stomaco. E, improvvisamente, una città troppo grande e affollata si trasforma in una gabbia di emozioni da cui solo l’insistente rumore di un clacson potrebbe risvegliarti.
Camminando nel buio, Kim ha questa sensazione di inquietante smarrimento, ma forse non sono i suoi piedi a sentirsi persi, lo è il suo cuore. Dave la guida accarezzando il suo morbido palmo con le mani, facendole vibrare ogni fibra del suo essere.
«Lo senti?» chiede Dave avvicinando un dito all’orecchio.
«Cosa?» dice lei spaesata e sempre più confusa.
«Il sax… vieni.» La tira e accelera il passo. Segue il suono della musica che avvolge la strada.
«Ok, scherzavi quando hai parlato della maratona? Non con queste scarpe, ti prego!»
A un certo punto, su un marciapiede poco prima di Broadway, si vede il musicista di sax. Se ne sta ancora lì, seduto a occhi chiusi come trasportato in un mondo parallelo, da ogni nota. Kim e Dave si avvicinano lentamente, hanno timore di interrompere la magia.
«Questo è il mio locale preferito. Fatto di aria, luci suffuse, le stelle, un sassofono e due invitati esclusivi.»
Kim lo guarda rapita. Travolta da mille emozioni. Trascinata in un mondo incantato, dove solo loro due hanno accesso. I fantasmi sono spariti facendo posto alle farfalle allo stomaco.
Lui le porge la mano e le sussurra: «Vuoi ballare?»
«Sembreremo due matti» risponde lei imbarazzata, guardandosi intorno.
«Siamo due matti. Ti preoccupa davvero la cosa?»
Lei inspira per un attimo come se tutto questo fosse troppo, come il suo intero mondo di convinzioni, su cui cammina sapientemente con i suoi tacchi vertiginosi, le stesse per crollare sotto i piedi. Senza voce, scuote in silenzio la testa, prende la sua mano, avvicina il viso al collo di Dave e chiude gli occhi. La delicatezza con cui lui la tiene è come una carezza di piuma, e il profumo del suo dopobarba sembra provenire dal paradiso.
Dave le afferra le mani e se le pone intorno al collo, accarezzando le sue braccia, dai polsi fino le spalle. L’avvicina di più a sé.


Avevano parlato per un’ora senza risolvere niente, finché lui non l'aveva abbracciata forte, al centro della sua gigantesca camera da letto. Avevano i piedi nudi e lei indossava solamente un maglietta aderente e un paio di slip. In quel momento era scoppiata a piangere.
«Perché piangi?», le aveva chiesto Dave, chiedendosi se forse la ragione di quelle lacrime celasse altro. Specialmente se avesse a che fare con il suo strano comportamento a casa dei genitori.
«Non è niente…», aveva risposto lei allontanandolo bruscamente e asciugandosi le guance con il dorso delle mani.
«Perché fai così? Perché mi eviti ogni volta che cerco di avvicinarmi a te?», Dave pareva molto dispiaciuto.
«Perché tu sei il mio capo, o te ne sei dimenticato?», aveva detto Kim seccamente, mentre se ne stava andando in cucina a prendere un bicchiere di vino rosso. In quel momento lui non aveva resistito e l'aveva rincorsa sulle scale, verso il piano di sotto. L'aveva afferrata per un
braccio trattenendola e facendola sbattere senza volerlo con la schiena contro il muro.
«Lasciami, mi fai male…», aveva urlato lei cercando di divincolarsi da quella presa.
«Ti faccio male?», aveva ribattuto lui con tono duro. Le stava trattenendo le spalle e la baciava sulle labbra, mentre lei cercava invano di respingerlo.
«Se ti bacio, provi dolore?», aveva continuato lui.
«Lasciami!», aveva ripetuto Kim duramente.
Le aveva agguantato il viso fra le mani e, dopo aver appoggiato il proprio corpo contro il suo, l'aveva baciata di nuovo, e ancora, con forza. Poi aveva allontanato le labbra da lei di qualche millimetro.
«Questo ti fa del male?», aveva chiesto un’altra volta, ma senza ottenere nessuna risposta.
L'aveva continuata a baciare (e tre), ma molto più dolcemente. Assaggiava le sue labbra come il più proibito dei peccati, mentre lei tremava sotto le sue calde mani di acciaio.
«Questo ti fa male?», insisteva Dave con tono più tranquillo.
Kim tratteneva un pianto che faceva sgorgare grandi lacrime dai suoi occhi chiusi, mentre con la testa faceva un esplicito cenno di no.
Dave l'aveva baciata ancora più teneramente, mordendo leggermente il suo labbro inferiore, accarezzandolo con i denti; sorrideva.

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Infine ecco a voi la copertina del prossimo libro di Silvia!


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